INTERVISTE / DETTAGLIO INTERVISTA

24.04.2017

Intervista ad Andrea Conconi

a cura di Giacomo Newlin. Abbiamo il piacere di pubblicare l'intervista che ci è stata rilasciata da Andrea Conconi, Direttore di Ticinowine, l'organizzazione che si occupa della promozione della produzione enologica ticinese e della sua immagine.

Direttor Conconi, il vino ticinese negli ultimi decenni ha raggiunto una qualità direi invidiabile, prova ne sono i tanti riconoscimenti che ottiene ai vari concorsi, non solo nazionali, ma anche internazionali. È solo un peccato che l'intera produzione vinicola ticinese, frammentata in decine di produttori, sia limitata, in paragone diciamo a quella di una media o medio grande azienda italiana. Ora, una produzione così frammentata limita la possibilità di aprirsi a nuovi mercati, anche se, da un altro punto di vista, la varietà di produttori e di conseguenza di vini può essere considerata una ricchezza.

Il discorso dei nuovi mercati è molto delicato. In totale la Svizzera esporta solo il 2-3% della sua produzione, e il Ticino è in linea con i produttori nazionali. Quali sono le cause? La Svizzera non è ancora riuscita a crearsi un'immagine di regione viticola. Solo negli ultimi 5-6 anni, riviste specializate estere stanno scoprendo i nostri vini e i mercati iniziano ad interessarsi. Gli imprenditori vitivinicoli ticinesi possono puntare unicamente su vini di qualità. I grossi volumi si fanno con i vini di primo prezzo e, se non riusciamo a fargli concorrenza in Svizzera, sicuramente non possiamo competere nemmeno all'estero con i vini di questa fascia di prezzo. L'obiettivo primario è quello di incrementare di un paio di punti, più per il prestigio che per il valore commerciale. Oggi il mercato svizzero sta ancora rispondendo positivamente ai nostri vini.

Nel contesto vitivinicolo svizzero e, allargando il discorso, nel contesto europeo, che posizione e che considerazione ha il Ticino?

I vari concorsi internazionali e degustazioni professionali vedono i vini rossi ticinesi primeggiare con gli altri vini svizzeri e esteri. Chiaramente siamo un Cantone monovitigno e quindi il confronto è sempre arduo. Ma un punteggio superiore ai 90/100 come quello ottenuto da alcuni viticoltori svizzeri e ticinesi sulla rivista americana di Parker, oltre che dare soddisfazione, dimostra che si è sulla strada giusta.

Se si parla di viticoltura ticinese si parla di Merlot che è il nostro vitigno principe, ma in Ticino non c'è solo Merlot, dato che da un po' di tempo si coltivano anche altri vitigni, sebbene in percentuale modesta. Secondo lei, Direttor Conconi, c'è spazio per un ampliamento verso vitigni diversi dal Merlot?

Ticino=Merlot, Merlot=Ticino. Sicuramente coltivare altre varietà permette all'azienda di avere un assortimento variegato. Tuttavia, il "terroir" ticinese permette di ottenere vini da un unico vitigno, il Merlot, molto eterogenei. Spumante, vino bianco, bianco barricato, rosato, rosso fresco e fruttato, rosso affinato in barrique e anche liquoroso.

Il Ticino, anche per la sua posizione di frontiera soffre più di altri Cantoni svizzeri di una crisi della ristorazione e dei consumi, che inevitabilmente si ripercuote anche sul comparto vinicolo. Secondo Ticinowine quali strategie si possono attuare per far fronte a questa situazione?

La situazione ticinese la soffrono pure altri Cantoni di frontiera quali Ginevra, Basilea, Sciaffusa, ma anche i Grigioni con le stazioni di sci. Penso che tra i problemi da analizzare ci sia quello del numero eccessivo di esercizi pubblici, una volta limitati dalla cosiddetta "clausola del bisogno". Dobbiamo essere capaci di adeguarci ad una clientela che oltrepassa le Alpi per periodi più corti come i fine settimana o eventualmente per i grandi eventi.

Per il vino ticinese è pensabile un ulteriore miglioramento della qualità, così da diventare una nicchia di vini pregiati come i "Super Tuscans" o i Bordeaux, e quindi giustificarne meglio il costo considerato troppo alto?

Bisogna definire dove il costo è alto, in cantina o nei ristoranti? In cantina dobbiamo confrontarlo con quello delle regioni viticole che hanno le nostre condizioni di produzione e non con quello delle regioni di pianura dove si può vendemmiare con le macchine. Se paragoniamo i nostri vini con quelli prodotti in Alto Adige, Valtellina, Valle d'Aosta oppure Côte-Rôtie, solo per citarne alcune, in degustazione possiamo competere senza timore nel rapporto qualità/prezzo.

Direttor Conconi, se guardiamo al futuro della vitivinicoltura ticinese, a medio e lungo termine, quali sono le sfide che anche Ticinowine dovrà affrontare?

Sicuramente le variazioni climatiche ci obbligheranno a delle riflessioni. Da alcuni anni, poi, monitoriamo i residui fitofarmaci nel vino e siamo felici di poter affermare che tutti i risultati delle analisi del laboratorio cantonale sono costantemente conformi alle prescrizioni di legge; tuttavia non ci accontentiamo di ciò, avendo quale obiettivo quello di ridurli ulteriormente fino ad azzerarli. Confermare l'immagine e le parti di mercato che i nostri vini si sono creati. Fidelizzare il consumatore al nostro vino.

Ci illustri, Direttor Conconi, gli scopi e l'attività della neonata "Casa del Vino Ticino", progetto promosso e realizzato da Ticinowine nella suggestiva "location" del Parco delle Gole della Breggia e del Mulino del Ghitello. Un progetto che era nel cuore di molti da parecchio tempo.

Riteniamo che il Ticino, con i suoi 1'100 ettari coltivati a vigna, sia un cantone viticolo, e che i 6 milioni di bottiglie prodotte annualmente meritino una vetrina permanente. Qui l'appassionato troverà il "meglio" dei vini ticinesi. L'involucro è stato creato, ora stiamo lavorando per dare emozioni. È possibile scoprire vari produttori, e scegliere un vino anche a bicchiere a partire dal quale il sommelier creerà l'abbinamento gastronomico coi prodotti del territorio. Sì, perché il Ticino non è solo vino, ma anche un'eccellenza nei formaggi e nei salumi, senza dimenticare la cucina ricca di gustosi sapori.

Foto di Alberto Bresesti per BKN Sagl.

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